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"L'impiegato" di Aidan. a cura di Giuseppe G. Blando
L'impiegato si riconosce subito dal colletto bianco, la camicia che Aidan, pseudonimo di Nadia Bonometti, ha preso dal suo armadio per vestire il personaggio.
L’artista, non delinea una figura umana
completa, ponendo in rilievo soltanto la camicia che emerge dalla
tela, come una scultura, e, nascondendo il resto del corpo, permette di
intuire soltanto la sagoma di una testa, scompigliato groviglio di
rafia simile a nervi
La figura si delinea e si inscrive in un ovale, imitando la compostezza della tradizionale ritrattistica che inserisce volti noti in cornici ben strutturate, ma in questo caso, un vortice si sprigiona dalla composizione, facendo emergere in modo caotico frammenti di materia vitale, che lentamente si alza e si distacca dal fondo, come se si liberasse lentamente, a fatica, un’ energia repressa. L’impiegato è l’uomo senza volto delle tranquille e noiose giornate delle cittadine di provincia, l’esibizione rituale dell’anonimato; ma dei comportamenti stereotipati e del monotono vissuto sembra rimasta solo l’impressione di una statica posa che cerca conforto nei colori bruni e rossastri della terra, da cui sembra nascere , ancora, una natura vegetale libera di poter esistere. La tecnica utilizzata dall’artista si caratterizza per una sapienza artigianale che si manifesta nel modo di trattare il tessuto e i materiali fino a renderli plastici, con una cura verso una resa di sensazioni tattili, ricercando le suggestioni vitali dell’informale materico. L’associazione di un indumento con un elemento naturale appare dissonante, una combinazione mentale che ricorda la tecnica del ready made, ma privo dell’asettica resa estetica dell’ arte concettuale. L'impiegato è una scheggia di creatività saltata fuori dal laboratorio di Aidan, che studia i colori e la materia, sceglie gli oggetti per il proprio lavoro, impegnandosi in una ricerca sensibile ai valori simbolici con uno sguardo intenso che isola ed esalta il valore poetico delle cose quotidiane, rese vive dal sentimento interiore di chi le guarda. Nell’opera gli oggetti si uniscono fino a costituire un’immagine che sembra scaturisce dalla propria memoria, dove i fatti e le cose assecondano la formazione di una identità, dove pulsano desideri e passioni trattenuti dai bottoni di una camicia.
La scheda di Aidan> |
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